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Il controllo delle acque potabili

La legge di riferimento (decreto legislativo n. 31/01) impone che l’acqua destinata al consumo umano sia salubre e pulita. Per tale motivo la normativa italiana, che recepisce le direttive europee di settore, prevede che l’acqua distribuita tramite un pubblico acquedotto sia sottoposta a controlli adeguati che ne garantiscano la conformità ai valori di parametro. I controlli vengono svolti sia da parte di Acque Veronesi scarl (controlli interni) cha da parte dell’Azienda ULSS competente per territorio (controlli esterni): entrambi i tipi di controllo hanno lo scopo di valutare la conformità dei valori di parametro per l’acqua erogata tramite l’acquedotto.

Il controllo analitico di un’acqua per uso potabile, e quindi la sorveglianza sulle sue caratteristiche qualitative dal punto di captazione ai rami terminali della rete di distribuzione, ha come obiettivo fondamentale la tutela della salute pubblica. Per questo motivo tutti gli esami di laboratorio devono essere eseguiti con la frequenza indicata dalla normativa, e approvata dall’Azienda ULSS competente, tenuto conto che, ai fini della sorveglianza routinaria dei requisiti di qualità delle acque, un elevato numero di controlli, anche se mirato solo ad alcuni parametri per campione, spesso ha molto più significato dell’esecuzione di pochi controlli volti al rilevamento di numerosi parametri per ogni campione. Per il medesimo motivo le indagini fisiche, chimiche e fisico-chimiche sono indirizzate a rilevare, oltre ai costituenti normali, l’eventuale presenza di sostanze o composti tossici e/o nocivi e di altre sostanze o composti che, al di là di certe concentrazioni, possono dar luogo ad inconvenienti e con analoga finalità si deve procedere all’esame microbiologico, che deve essere sempre eseguito in stretto collegamento con gli altri esami.

I controlli effettuati da Acque Veronesi, per garantire la salubrità dell’acqua erogata, sono programmati in funzione delle caratteristiche delle fonti di approvvigionamento e della rete di distribuzione e riguardano i parametri stabiliti dalla normativa vigente.

Allo scopo di dare il più ampio spazio alle informazioni sulle caratteristiche qualitative dell’acqua erogata è stato predisposto un apposito link di collegamento che, per ogni fornitura dell’acqua (Comune e indirizzo), illustra i risultati delle caratteristiche più rappresentative. I valori pubblicati con frequenza semestrale indicano la qualità media dell’acqua nel sistema acquedottistico considerato che, per ogni comune, comprende più vie e zone. Essi sono espressi in conformità con la normativa vigente e comprendono i seguenti parametri: pH, residuo fisso 180°, durezza, conducibilità, calcio, magnesio, ammonio, cloruri, solfati, potassio, sodio, arsenico, bicarbonato, cloro residuo, fluoruri, nitrati, nitriti, manganese.

Viene brevemente indicato il significato dei principali parametri che sono normalmente determinati nei controlli interni.


RESIDUO FISSO: è un parametro che esprime la quantità di sali minerali depositati da un litro di acqua fatto evaporare a 180 °C e viene solitamente espresso in mg/L. Questa classificazione viene generalmente utilizzata per le acque naturali minerali ma può essere impiegata anche per le acque destinate al consumo umano come indicazione del grado di mineralizzazione derivante dal ciclo idrologico. In base a questo parametro l’acqua può essere classificata secondo la seguente tabella:

  • minimamente mineralizzata: fino a 50 mg/L
  • oligominerale o leggermente mineralizzata: da 50 a 500 mg/L
  • ricca di sali minerali: oltre 1500 mg/L

DUREZZA: La durezza di un’acqua è dovuta principalmente al contenuto di sali di cationi bivalenti (principalmente calcio e magnesio), presenti principalmente in forma di carbonati e bicarbonati ma contenente anche significative quantità di solfati, cloruri e nitrati, e dipende dal ciclo idrologico delle acque (origine superficiale o profonda e geologia dell’area di captazione). In funzione dei diversi gradi di durezza, espressa comunemente in equivalenti di carbonato di calcio (mg/L CaCO3), si riconoscono diversi tipi di acque:

  • acque leggere o dolci: durezza inferiore a 15°F
  • acque mediamente dure: durezza compresa tra 15 e 30°F
  • acque dure: durezza superiore a 30°F

Per usi non alimentari, soprattutto a livello industriale, le acque dure possono diminuire l’efficacia dell’azione dei saponi e detersivi e causare incrostazioni su elementi idraulici e macchinari, dovute alla precipitazione dei sali, rendendo utile in alcuni casi il ricorso a processi di addolcimento delle acque, realizzato con diversi trattamenti tra cui lo scambio ionico oppure l’osmosi inversa.
Il significato sanitario della durezza delle acque è stato messo in evidenza per la prima volta alla fine degli anni ’50 da studi epidemiologici che riscontravano una correlazione inversa tra malattie cardiovascolari e durezza delle acque potabili. Centinaia di studi condotti a livello mondiale hanno riscontrato una significativa incidenza di malattie cardiovascolari in popolazioni servite da acque con ridotti contenuti di calcio e magnesio. Numerose ricerche condotte in seguito, sulla base delle più recenti metodologie epidemiologiche, in differenti periodi, aree geografiche e popolazioni hanno ribadito l’esistenza di un effetto protettivo dei contenuti di sali di calcio e magnesio disciolti nei confronti dell’insorgenza di malattie cardiovascolari.
Attualmente la normativa italiana consiglia un valore di durezza compreso tra 15 e 50 °F.


Durezza Fattori di conversione dei vari tipi di durezza
gradi francesi gradi tedeschi gradi inglesi
1 grado francese (°F)

(1 g di CaCO3/100 litri di acqua)

1,00

0,56

0,70
1 grado tedesco (°D)

(1 g di CaO/100 litri di acqua)

1,79

1,00

1,25
1 grado inglese

(1 g di CaCO3/70 litri di acqua)

1,43

0,80

1,00


CALCIO: la sua presenza nell’acqua è dovuta allo scioglimento delle rocce calcaree, per effetto del ciclo idrologico, ed è un elemento indispensabile alla vita.

MAGNESIO: è un altro elemento indispensabile all’organismo umano in quanto entra a far parte dei principali sistemi metabolici.

SODIO: è anch’esso essenziale per l’organismo, ma non deve essere assunto in eccesso, né con gli alimenti né con l’acqua. Per questo motivo è stato fissato un limite di legge (200 mg/l) valido per l’acqua trattata con addolcitori a scambio ionico. Le acque con basso tenore di sodio sono particolarmente indicate nella prevenzione dell’ipertensione e nell’alimentazione dei neonati (< 20 mg/l).

NITRATI: possono essere incrementati da attività umane, compresa la pratica della fertilizzazione dei terreni agricoli. Se introdotti in quantità elevata possono causare disturbi soprattutto nei neonati. Perciò vi è un limite che deve essere assolutamente rispettato (50 mg/l). Nel caso di neonati sono consigliabili valori ancora più ridotti.

NITRITI: sono normalmente assenti. È tollerata una quantità minima nelle acque trattate (il limite massimo per acque provenienti da impianti di trattamento è di 0.10 mg/l) poiché sono sostanze che possono indicare una contaminazione recente della falda acquifera.

FERRO: l’acqua, passando attraverso minerali ricchi di ferro come sono alcune zone del nostro territorio, porta questo metallo in soluzione, solitamente come bicarbonato ferroso o legato a sostanze organiche. In questa forma solubile si mantiene nelle acque profonde, ma una volta all’aria, si ossida, precipitando come idrossido ferrico. Nelle acque superficiali il ferro proviene dal dilavamento di materiali ferrosi oppure da scarichi industriali. Valori elevati possono rendere l’acqua sgradevole per colore, odore e sapore, ma normalmente non causano conseguenze sfavorevoli alla salute.
Nelle reti di distribuzione, alte concentrazioni di ferro possono dare luogo a fenomeni di deposito e sviluppo di ferro - batteri, particolarmente resistenti all’azione del cloro. La presenza di ferro nell’acqua in uscita dalla rete può indicare la corrosione delle tubature.

ARSENICO: questo elemento è presente nelle rocce, nei minerali e nel suolo; in alcune zone della provincia di Verona è molto diffuso, soprattutto nella pianura. La presenza di As nell’acqua è quindi dovuto a processi naturali di dissoluzione dai minerali e dalle rocce e non a contaminazioni antropiche della falda. Il limite di 10 µg/l (valore di parametro) è garantito nell’acqua erogata dall’acquedotto, anche nelle zone con maggiore presenza dell’elemento, con adeguati processi di potabilizzazione.

SOLFATI: sono presenti in natura in numerosi minerali: per tale motivo possono essere ritrovati anche nell’acqua potabile, spesso associati con metalli. Nell’acqua dei pozzi, della provincia di Verona, utilizzati a scopo idropotabile, i solfati sono presenti in quantità molto inferiore ai valori di parametro (250 mg/l) e non rappresentano motivo di preoccupazione per l’erogazione di acqua.

BICARBONATI: sono naturalmente presenti nell’acqua per effetto dell’equilibrio carbonato - bicarbonato e derivano dall’anidride carbonica disciolta nell’acqua che altera successivamente le rocce carbonatiche e silicee. Rappresentano il maggior contributo all’alcalinità delle acque presenti nella provincia di Verona.