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Presenza di PFAS (composti perfluoro - alchilici) nell’acqua



Verona


1. Comparsa della problematica

Il 9 marzo 2017 a seguito dei campionamenti di routine, effettuati dalla ULSS di Verona, è emersa la presenza di una sostanza perfluoroalchilica (PFOS), presso la centrale di Porta Palio, in una concentrazione di poco superiore ai livelli indicati dal Ministero della Salute.

Dall’analisi puntuale effettuata, è risultato infatti un superamento di 3 ng/litro (33 ng/litro rispetto i 30 ng/litro stabiliti dal Ministero della Salute).

È dal 2015 che Acque Veronesi sta monitorando tutte gli impianti di captazione e distribuzione, per verificarne la conformità in relazione a queste sostanze e, dalle verifiche fin qui effettuate, tali parametri, in tutte le centrali gestite dall’azienda, rispettano i limiti previsti.

Dai dati storici in possesso di Acque Veronesi, appare evidente che la falda che interessa l'approvvigionamento del sistema idrico di Verona non risulta essere compromessa.

Si ritiene a buona ragione che lo sforamento rilevato sia riconducibile esclusivamente ad un episodio puntuale e non diffuso.


2. Gestione dell’emergenza

Il superamento di una sola analisi ha di per se scarso valore dal punto di vista della salubrità dell’acqua, tanto che la circolare emanata dall’ Istituto Superiore della Sanità, organo competente in materia, e recepita dalla Regione Veneto, prevede di valutare il dato in maniera statistica (su più campioni e per un dato periodo) e non su un unico prelievo.

A scopo puramente cautelativo tuttavia, in accordo con ULSS, il pozzo e tutta la centrale di distribuzione sono stati posti fuori servizio e la fornitura d’acqua per la zona Stadio è stata garantita dalle altre centrali presenti in città.


3. Interventi nel breve periodo

Al fine di garantire la totale salubrità dell’acqua distribuita, tutte le altre centrali gestite sono state immediatamente controllate, non rilevando ulteriori presenze del composto perfluoroalchilico.

Al fine di comprendere la provenienza delle sostanze e per mettere definitivamente in sicurezza l'impianto di captazione sono tutt’ora in corso verifiche da parte degli Enti preposti.


4. Normativa di riferimento

In accordo con l’ULSS 20 di Verona, in assenza di altra indicazioni, sono stati applicati per le acque potabili i limiti di legge presenti nella normativa ambientale tedesca che corrispondono a PFOA+PFOS< 500 ng/L, come concentrazione che richiede provvedimenti precauzionali per la riduzione dell’assunzione di PFOA e PFOS nei neonati/lattanti e nelle donne in gravidanza.

Nel mese di Febbraio 2014, l’Istituto Superiore di Sanità definisce i limiti di performance impiantistica da applicare per la distribuzione delle acque potabili: PFOA<500 ng/L, PFOS<30 ng/L, Altri PFAS(*)<500 ng/L (*) Il livello definito per «Altri PFAS» è riferito alla somma delle concentrazioni dei singoli PFAS - diversi da PFOA e PFOS - rilevati e quantificati nella procedura di controllo, comprendenti almeno i seguenti PFAS: PFBA, PFPeA, PFBS, PFHxA, PFHpA, PFHxS, PFNA, PFDeA, PFUnA, PFDoA.




San Giovanni Lupatoto


La rete acquedottistica di San Giovanni Lupatoto viene alimentata da 6 centrali d’emungimento da falda acquifera, ubicate nel territorio comunale.
Il monitoraggio sulle concentrazioni di composti Perfluoro-Alchilici è stato avviato nell’ottobre 2015 riscontrando solo il parametro PFOA con valore 26 ng/L nel campo pozzi in piazza Umberto I.
Nel corso del 2016 sono state ripetute le analisi presso Piazza Umberto I e non sono stati rilevati composti oltre i limiti di rilevabilità.
Nel medesimo anno, sono state rilevate tracce di PFAS nel vicino pozzo di via Bellette, in particolare:
- 19 ng/L di PFOA;
- 17 ng/L per PFOS;
- 8 ng/L per PFHxS.
Sempre nello stesso anno, dal campionamento del pozzo ubicato in via Nenni, il parametro PFOA è stato rilevato a 5 ng/L.
Nel corso del 2017, in Aprile è stato campionato il pozzo di via Bellette, non riscontrando alcuna traccia di PFAS, così come in Febbraio avvenuto nel pozzo di via Nenni.
L’unica fonte di approvvigionamento in cui nel gennaio di quest’anno si sono registrate tracce sia di composti definiti a catena corta, che a catena lunga, è quella dei pozzi di Campi Raudi di Raldon, che nel corso del 2016 non avevano registrato alcuna traccia di PFAS.
Da una rielaborazione di tutti i dati raccolti emerge che non sono mai state riscontrate concentrazioni di Composti Perfluoro-Alchilici al si sopra dei limiti di performance previsti dalla Regione Veneto e questo anche se intesi come limiti puntuali.
In data 16/05/17 sono stati campionati tutti i pozzi presenti ed in esercizio presso l’acquedotto di San Giovanni Lupatoto, non riscontrando in nessuna delle analisi effettuate alcuna traccia di PFAS.




Centrale di Lonigo-Almisano


1. Comparsa della problematica

Nel mese di Maggio 2013, il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare evidenzia la presenza di sostanze perfluoro-alchiliche (PFAS) nelle acque potabili e nelle acque superficiali della provincia di Vicenza e Comuni limitrofi a seguito di uno studio condotto dal CNR pubblicato lo stesso anno.

Nel luglio del 2013, i gestori del Servizio Idrico Integrato, responsabili solamente per le acque destinate al consumo umano, utilizzando le infrastrutture acquedottistiche, vengono informati dalla Regione Veneto della presenza di tali composti e sull’immediato avvio di tecnologie atte a ridurre la concentrazione dei PFAS nelle acque distribuite.


2. Gestione dell’emergenza

Acque Veronesi si è attivata immediatamente per analizzare la problematica presso l’impianto gestito a Lonigo che attinge dalla falda acquifera di Almisano, attuando in tempi brevi diverse misure di contenimento del problema.

In particolare la Società si è orientata inizialmente ad analizzare il sistema di produzione e definire i dati gestionali che caratterizzano il processo, successivamente si è provveduto ad adeguare la logica di funzionamento dei pozzi prediligendo le opere di presa che presentavano una minore concentrazione dei composti della famiglia dei PFAS, inoltre in condizioni di estrema urgenza è stato sostituito il carbone attivo presente nei filtri utilizzando massa adsorbente altamente performante.

È stato inoltre definito il bacino d’utenza della centrale in gestione, di seguito si riporta l’elenco dei Comuni approvvigionati da tale impianto.


N. Comune Popolazione servita
da acquedotto
(al 31/12/2015)
1Albaredo d’Adige3.672
2Arcole4.855
3Bevilacqua1.682
4Bonavigo1.726
5Boschi Sant’Anna1.114
6Cologna Veneta7.663
7Legnago18.536
8Minerbe4.226
9Pressana2.315
10Roveredo di Guà1.260
11Terrazzo530
12Veronella4.605
13Zimella4.179
14Villa Bartolomea53
 Somma56.415

Si precisa che nel Comune di Villa Bartolomea i primi allacci alla rete acquedottistica sono avvenuti nell’anno 2015.

Dalla centrale di Madonna di Lonigo viene fornita acqua anche ad altri Gestori del Servizio Idrico Integrato, tra cui: Centro Veneto Servizi, Acque del Chiampo e Acque Potabili.

Contestualmente il laboratorio di analisi di Acque Veronesi, in accordo con ARPAV, ha stilato la metodica per l’analisi definendo 12 composti della famiglia dei PFAS.

Di seguito si riporta l’elenco dei composti analizzati:


SINGOLI INQUINANTI DELLA FAMIGLIA DEI PFAS
Acronimo Nome Formula
PFBA acido perfluoro-butanoico C4HF7O2
PFBeA acido perfluoro-pentanoico C5HF9O2
PFHxA acido perfluoro-n-esanoico C6HF11O2
PFHpA acido perfluoro-n-eptanoico C2HF13O2
PFOA acido perfluoro-ottanoico o "C8" C8HF15O2
PFNA acido perfluoro-n-nonanoico C9HF17O2
PFDeA acido perfluoro-n-decanoico C10HF19O2
PFUnDA acido perfluoro-n-undecanoico C11HF21O2
PFDoDA acido perfluoro-dodecanoico C12HF23O2
PFBS acido perfluoro-butansolfonico C4HF9O3S
PFHxS acido perfluoro-esansolfonico C6HF13O3S
PFOS acido perfluoro-ottansolfonico C8HF17O3S

Il passo successivo è stato quello di integrare il piano di campionamenti esistente presso la centrale, analizzando settimanalmente tutte le fasi del processo fino alla distribuzione dell’acqua agli utenti.

Tutte le attività di cui sopra sono state effettuate nell’arco temporale di 1 mese.


3. Sperimentazioni per l’abbattimento dei composti

La Società si è inoltre occupata della sperimentazione di diverse tecniche di abbattimento, in quanto tale inquinante viene difficilmente ritrovato nella letteratura tecnica. Per tali ricerche scientifiche si citano: impiego di diverse tipologie di carbone attivo, l’utilizzo di un impianto pilota per l’ossidazione avanzata e l’utilizzo di carbone in polvere. Dalle sperimentazioni è emerso che la scelta di utilizzare il carbone attivo granulare da noce di cocco, adottato in fase di emergenza, garantisce le maggiori performance di abbattimento dei composti.


4. Normativa di riferimento

In accordo con l’ULSS 20 di Verona, in assenza di altra indicazioni, sono stati applicati per le acque potabili i limiti di legge presenti nella normativa ambientale tedesca che corrispondono a PFOA+PFOS< 500 ng/L, come concentrazione che richiede provvedimenti precauzionali per la riduzione dell’assunzione di PFOA e PFOS nei neonati/lattanti e nelle donne in gravidanza.

Nel mese di Febbraio 2014, l’Istituto Superiore di Sanità definisce i limiti di performance impiantistica da applicare per la distribuzione delle acque potabili: PFOA<500 ng/L, PFOS<30 ng/L, Altri PFAS(*)<500 ng/L (*) Il livello definito per «Altri PFAS» è riferito alla somma delle concentrazioni dei singoli PFAS - diversi da PFOA e PFOS - rilevati e quantificati nella procedura di controllo, comprendenti almeno i seguenti PFAS: PFBA, PFPeA, PFBS, PFHxA, PFHpA, PFHxS, PFNA, PFDeA, PFUnA, PFDoA.


5. Risultanze delle analisi delle acque potabili gestite dal SII

Acque Veronesi informa che l’acqua proveniente dalle falde di Almisano e distribuita al bacino d’utenza precedentemente descritto, rispetta i valori di performance definiti dall’Istituto Superiore di Sanità.

Nei grafici si evidenzia che le medie mensili risultano essere al di sotto dei valori di performance per ogni parametro.




6. Interventi a medio termine

Per la risoluzione della fase di emergenza, in accordo con la Regione Veneto, è stato potenziato il sistema di trattamento delle acque mediante filtrazione su carboni attivi, con aumento della potenzialità dai 200 L/s a 500 L/s ed è stato aumentato il volume del serbatoio di accumulo presso la centrale da 1.000 mc a 5.000 mc. L’investimento complessivo è stato di: € 2.800.000. L’impianto verrà avviato e sarà a regime entro il mese di Maggio 2016.


7. Interventi a lungo termine

In merito alle prospettive a lungo termine per la risoluzione definita della problematica, è stato effettuato lo studio di fattibilità per utilizzare fonti di approvvigionamento alternative in sostituzione delle acque emunte dalla falda di Almisano. In dettaglio si ipotizza di integrare campi pozzi esistenti e di crearne di nuovi in falde la cui qualità è stata verificata con le attuali conoscenze, quali: falde acquifere presenti nei territori comunali da Verona fino a Belfiore. Per le opere di captazione ed adduzione l’investimento previsto è di € 57.000.000 per una lunghezza di rete complessiva di circa 40 km.