Presenza di PFAS (composti perfluoro - alchilici) nell’acqua


Comparsa della problematica
Nel mese di Maggio 2013, il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare evidenzia la presenza di sostanze Perfluoro-Alchiliche (PFAS) nelle acque potabili e nelle acque superficiali della provincia di Vicenza e Comuni limitrofi a seguito di uno studio condotto dal CNR pubblicato lo stesso anno.
Nel luglio del 2013, i gestori del Servizio Idrico Integrato, responsabili delle acque destinate al consumo umano, utilizzando le infrastrutture acquedottistiche, vengono informati dalla Regione Veneto della presenza di tali composti e danno immediato avvio all’implementazione di tecnologie atte a ridurre la concentrazione dei PFAS nelle acque distribuite.
Definizione dei composti e normativa vigente
I PFAS sono un gruppo di composti di sintesi classificati come inquinanti chimici emergenti. Tra le principali caratteristiche dei composti si cita: resistenza termica, inerzia chimica (dovuta ai legami C-F), inerzia biologica, idrofobicità e lipofobicità. 
I PFAS sono composti dotati di elevata persistenza nell'ambiente e possono essere trasportati a distanza dall'acqua.
Nel mese di Giugno 2013, Il laboratorio interno ad Acque Veronesi, in accordo con ARPAV, stila la metodica d’analisi e l’elenco dei composti ricercabili con le conoscenze e le tecnologie a disposizione, si riporta di seguito l’elenco dei composti che compongono il pacchetto d’analisi standard per la definizione della famiglia dei PFAS.
 
SINGOLI INQUINANTI DELLA FAMIGLIA DEI PFAS
Acronimo Nome Formula
PFBA acido perfluoro-butanoico C4HF7O2
PFBeA acido perfluoro-pentanoico C5HF9O2
PFHxA acido perfluoro-n-esanoico C6HF11O2
PFHpA acido perfluoro-n-eptanoico C2HF13O2
PFOA acido perfluoro-ottanoico o "C8" C8HF15O2
PFNA acido perfluoro-n-nonanoico C9HF17O2
PFDeA acido perfluoro-n-decanoico C10HF19O2
PFUnDA acido perfluoro-n-undecanoico C11HF21O2
PFDoDA acido perfluoro-dodecanoico C12HF23O2
PFBS acido perfluoro-butansolfonico C4HF9O3S
PFHxS acido perfluoro-esansolfonico C6HF13O3S
PFOS acido perfluoro-ottansolfonico C8HF17O3S
 
Dal mese di Maggio 2013 a Febbraio 2014, in assenza di altre indicazioni, Acque Veronesi in accordo con ULSS20 di Verona, adotta per le acque potabili i limiti di legge presenti nella normativa ambientale tedesca che corrispondono a PFOA+PFOS< 500 ng/L, come concentrazione che richiede provvedimenti precauzionali per la riduzione dell'assunzione di PFOA e PFOS nei neonati/lattanti e nelle donne in gravidanza. In data 24/02/2014 (Prot. 15043) l’ULSS20 di Verona trasmette il parere dell’Istituto Superiore di Sanità in cui si definiscono i limiti di performance (obiettivo) da applicare per la distribuzione delle acque potabili e da valutare su base statistica, essi sono riportati nella tabella seguente.
 
Parametro Lim.[ng/L] Nota
PFOA 500 -
PFOS 30 -
"Altri PFAS" 500 Il livello definito per "Altri PFAS" è riferito alla somma delle concentrazioni dei singoli PFAS - diversi da PFOA e PFOS – rilevati e quantificati nella procedura di controllo, comprendenti almeno i seguenti PFAS: PFBA, PFPeA, PFBS, PFHxA, PFHpA, PFHxS, PFNA, PFDeA, PFUnA, PFDoA.
 
 
Piano di monitoraggio aziendale
Dall’anno 2015, Acque Veronesi ha attivato il monitoraggio di tutte le fonti di approvvigionamento in gestione, per la definizione delle concentrazioni dei PFAS. Sono stati integrati i piani di auto-campionamento redatti da Acque Veronesi e consegnati alle ULS di competenza, in modo da definire le concentrazioni di PFAS nei singoli centri di produzione, mettendo priorità alle centrali d’importanza strategica per poi estendere il monitoraggio a tutti i pozzi e sorgenti in gestione.
Sperimentazioni
La Società si è inoltre occupata della sperimentazione di diverse tecniche di abbattimento, in quanto tale inquinante viene difficilmente ritrovato nella letteratura tecnica. Per tali ricerche scientifiche si citano: impiego di diverse tipologie di carbone attivo, l’utilizzo di un impianto pilota per l’ossidazione avanzata e l’utilizzo di carbone in polvere. Dalle sperimentazioni è emerso che la scelta di utilizzare il carbone attivo granulare da noce di cocco, adottato in fase di emergenza, garantisce le maggiori performance di abbattimento dei composti.
Situazione regionale
Una situazione aggiornata è disponibile consultanto il sito www.analisipfas.it, con dati costantemente aggiornati a cura dell'ARPA veneto
Situazione nelle zone di competenza di Acque Veronesi

Gestione dell’emergenza
Acque Veronesi si è attivata immediatamente per analizzare la problematica presso l’impianto gestito a Lonigo che attinge dalla falda acquifera di Almisano, attuando in tempi brevi diverse misure di contenimento del problema.
In particolare la Società si è orientata inizialmente ad analizzare il sistema di produzione e definire i dati gestionali che caratterizzano il processo, successivamente ha provveduto ad adeguare la logica di funzionamento dei pozzi prediligendo le opere di presa che presentavano una minore concentrazione dei composti della famiglia dei PFAS, inoltre in condizioni di estrema urgenza è stato sostituito il carbone attivo presente nei filtri utilizzando massa adsorbente altamente performante.
Comuni e popolazioni servite
È stato inoltre definito il bacino d’utenza della centrale in gestione, di seguito si riporta l’elenco dei Comuni approvvigionati da tale impianto.
 
N. Comune Popolazione servita da acquedotto
(al 31/12/2015)
1 Albaredo d’Adige 3.672
2 Arcole 4.855
3 Bevilacqua 1.682
4 Bonavigo 1.726
5 Boschi Sant’Anna 1.114
6 Cologna Veneta 7.663
7 Legnago 18.536
8 Minerbe 4.226
9 Pressana 2.315
10 Roveredo di Guà 1.260
11 Terrazzo 530
12 Veronella 4.605
13 Zimella 4.179
14 Villa Bartolomea 53
  Somma 56.415
 

Si precisa che nel Comune di Villa Bartolomea i primi allacci alla rete acquedottistica sono avvenuti nell’anno 2015.
Dalla centrale di Madonna di Lonigo viene fornita acqua anche ad altri Gestori del Servizio Idrico Integrato, tra cui: Centro Veneto Servizi ed Acque del Chiampo.
Risultanze delle analisi delle acque potabili
Acque Veronesi informa che l’acqua proveniente dalle falde di Almisano e distribuita al bacino d’utenza precedentemente descritto, rispetta i valori di performance definiti dall’Istituto Superiore di Sanità.
Nei grafici si evidenzia che le medie mensili risultano essere al di sotto dei valori di performance per ogni parametro.
 





 
Interventi a medio termine
Per la risoluzione della fase di emergenza, in accordo con la Regione Veneto, è stato potenziato il sistema di trattamento delle acque mediante adsorbimento su carboni attivi, con aumento della potenzialità dai 200 L/s a 500 L/s ed è stato aumentato il volume del serbatoio di accumulo presso la centrale da 1.000 mc a 5.000 mc. L’investimento complessivo è stato di: € 2.800.000. L’impianto è stato avviato a regime nel mese di Agosto 2016.
Interventi a lungo termine
In merito alle prospettive a lungo termine per la risoluzione definitiva della problematica, è stato effettuato uno studio di fattibilità per utilizzare fonti di approvvigionamento alternative in sostituzione ai pozzi di emungimento di acqua dalla falda di Almisano.
In dettaglio si è ipotizzato di potenziare campi pozzi esistenti e di crearne nuovi in falde la cui qualità è stata verificata con le attuali conoscenze, quali le falde acquifere presenti nei territori comunali da Verona fino a Belfiore. Per le opere di captazione ed adduzione di nuova e diversa acqua l’investimento previsto è pari a circa € 57.000.000 per una lunghezza di rete complessiva di circa 40 km, con possibilità di suddividere però gli interventi in stralci funzionali realizzabili in tempi diversi tra loro.
Comparsa della problematica
Le prime analisi effettuate nella centrale posta in via Mantovane per la definizione dei PFAS, sono datate dicembre 2014.
Ad ogni anno, compreso l’attuale, sono state più volte definite le concentrazioni di PFAS in ogni singolo pozzo a servizio della centrale acquedottistica, riscontrando presenza di tali composti, ma al di sotto dei limiti di performance anche se intesi in modo puntuale e non statistico come riportato nel parere dell’Istituto Superiore di Sanità.
Nel dettaglio il parametro PFOS non è mai stato rilevato in tutte le analisi, il valore massimo riscontrato per il PFOA è pari a 50 ng/L (ottobre 2016) a fronte di un limite pari a 500 ng/L; mentre per il parametro “Altri PFAS” la massima concentrazione è stata pari a 54 ng/L (gennaio 2017) sempre a fronte di 500 ng/L di limite di performance.
Gestione nel medio termine
E’ stato implementato il piano di campionamenti della centrale per tracciare la concentrazione di PFAS sia nei singoli pozzi che in rete di distribuzione, si evidenzia che nessuno dei parametri destra attualmente preoccupazione se raffrontati con i limiti vigenti.
E’ inoltre da sottolineare che l’impianto di via Mantovane, che soddisfa il fabbisogni idrico dell’intera rete comunale, presenta nella filiera di potabilizzazione un comparto a carboni attivi, tecnica di trattamento consolidata per trattenere i composti perfluoro-alchilici.
Comparsa della problematica
Il 9 marzo 2017 a seguito dei campionamenti di routine, effettuati dalla ULSS di Verona, è emersa la presenza di una sostanza perfluoroalchilica (PFOS), presso la centrale di Porta Palio, in una concentrazione di poco superiore ai livelli indicati dal Ministero della Salute.
Dall’analisi puntuale effettuata, è risultato infatti un superamento di 3 ng/litro (33 ng/litro rispetto i 30 ng/litro stabiliti dal Ministero della Salute).
Dai dati storici in possesso di Acque Veronesi, appare evidente che la falda che interessa l'approvvigionamento del sistema idrico di Verona non risulta essere compromessa.
Si ritiene a buona ragione che lo sforamento rilevato sia riconducibile esclusivamente ad un episodio puntuale e non diffuso.
Gestione dell’emergenza
Il superamento di una sola analisi ha di per se scarso valore dal punto di vista della salubrità dell’acqua, tanto che la circolare emanata dall’ Istituto Superiore della Sanità, organo competente in materia, e recepita dalla Regione Veneto, prevede di valutare il dato in maniera statistica (su più campioni e per un dato periodo) e non su un unico prelievo.
A scopo puramente cautelativo tuttavia, in accordo con ULSS, il pozzo e tutta la centrale di distribuzione sono stati posti fuori servizio e la fornitura d’acqua per la zona Stadio è stata garantita dalle altre centrali presenti in città.
Al fine di garantire la totale salubrità dell’acqua distribuita, tutte le altre centrali gestite sono state immediatamente controllate, non rilevando ulteriori presenze del composto perfluoro-alchilico.
Al fine di comprendere la provenienza delle sostanze e per mettere definitivamente in sicurezza l'impianto di captazione sono tutt’ora in corso verifiche da parte degli Enti preposti.
Interventi nel medio termine
Per la risoluzione della problematica è stato progettato, edificato e posto in esercizio un impianto a carboni attivi, ubicato nella centrale di Porta Palio. Tale impianto è composto da quattro filtri in pressione a carboni attivi granulari con una potenzialità complessiva di 100 L/s. 
E’ stato inoltre incrementato il piano di campionamenti della centrale per la definizione delle concentrazioni dei PFAS, in particolare verranno tracciate le concentrazioni di tali composti per ogni singolo pozzo a servizio della centrale.
Comparsa della problematica
La rete acquedottistica di San Giovanni Lupatoto viene alimentata da 6 centrali d’emungimento da falda acquifera, ubicate nel territorio comunale.
Il monitoraggio sulle concentrazioni di composti Perfluoro-Alchilici è stato avviato nell’ottobre 2015 riscontrando solo il parametro PFOA con valore 26 ng/L nel campo pozzi in piazza Umberto I.
Nel corso del 2016 sono state ripetute le analisi presso Piazza Umberto I e non sono stati rilevati composti oltre i limiti di rilevabilità.
Nel medesimo anno, sono state rilevate tracce di PFAS nel vicino pozzo di via Bellette, in particolare: 19 ng/L di PFOA; 17 ng/L per PFOS; 8 ng/L per PFHxS.
Sempre nello stesso anno, dal campionamento del pozzo ubicato in via Nenni, il parametro PFOA è stato rilevato a 5 ng/L.
Nel corso del 2017, in Aprile è stato campionato il pozzo di via Bellette, non riscontrando alcuna traccia di PFAS, così come in Febbraio avvenuto nel pozzo di via Nenni.
L’unica fonte di approvvigionamento in cui nel gennaio di quest’anno si sono registrate tracce sia di composti definiti a catena corta, che a catena lunga, è quella dei pozzi di Campi Raudi di Raldon, che nel corso del 2016 non avevano registrato alcuna traccia di PFAS.
Da una rielaborazione di tutti i dati raccolti emerge che non sono mai state riscontrate concentrazioni di Composti Perfluoro-Alchilici al si sopra dei limiti di performance previsti dalla Regione Veneto e questo anche se intesi come limiti puntuali.
In data 16/05/17 sono stati campionati tutti i pozzi presenti ed in esercizio presso l’acquedotto di San Giovanni Lupatoto, non riscontrando in nessuna delle analisi effettuate alcuna traccia di PFAS.
Nel mese luglio 2017, sono state ripetute le analisi per la definizione dei PFAS in ogni centro di produzione, parallelamente sono stati campionati anche i punti di campionamento in rete di distribuzione. Dalle analisi emergono tracce di PFOA e PFOS solamente nei pozzi in via Bellette e via Foscolo.
Si evidenzia quindi che, a causa della conformazione idrogeologica della falda acquifera, per le acque di approvvigionamento della rete comunale, si hanno repentini mutamenti delle concentrazioni anche in tempi stretti.
Interventi nel breve termine
Acque Veronesi ha deciso di riattivare i filtri a carboni attivi presenti in via Bellette e Monte Carega, in modo da garantire il trattamento di circa il 40% dell’acqua immessa in rete di distribuzione.
Interventi nel medio termine
E’ in fase di pianificazione la posa di 3 ulteriori filtri a carbone attivo per le centrali in Via Nenni, Via Monte Carega e via Foscolo, per garantire oltre l’80% dell’acqua distribuita sottoposta ad un trattamento di potabilizzazione.
Si sta inoltre valutando la posa di condotte di connessione con l’acquedotto di Verona e Zevio, per garantire la flessibilità del sistema idrico e poterlo alimentare in caso di necessità dai sistemi limitrofi.